Cosa accade a “destra”?

 


Chi ha seguito il percorso impervio del M.S..I. si sarà certamente posto questa domanda: Cosa accade a destra?” Ed ancora: perché Fini si comporta così? Come mai il genero di Rauti preferisce Berlusconi a Fini?” Perché la giovane Meloni fa finta di piangere per “lo zio” Gianfranco ma poi alla fine salta sulle ginocchia di “nonno” Silvio? Perché molti ex rautiani si ritrovano con Fini e, viceversa, molti “almirantiani” hanno – da subito – rifiutato di entrare nella defunta Alleanza Nazionale? E, soprattutto, perché Gianfranco Fini, l’ex fascista del 2000, evoca adesso la Costituzione Italiana antifascista? A tutti questi ed altri interrogativi – apparentemente contradittori – occorre fornire adeguate risposte nel merito.

Anzitutto va detta una cosa che vale per tutti gli orfani del MSI: la vittoria del Cavaliere non è stata mai salutata come una sconfitta, come un “casus belli”, ma come un’occasione per uscire dalla “fogna” e salire le lunghe scalinate del potere. La condizione di “emarginati” è una condizione tipicamente neofascista. Infatti, mentre il fascismo (regime) si poneva come sostenitore del conservatorismo sociale, il neofascismo, per converso, raccoglieva tutti gli emarginati dell’arco Costituzionale: qualunquisti, monarchici e, logicamente, fascisti scampati al “redde rationem” post-bellico. Il “neofascismo” era un contenitore non solo per nostalgici del ventennio fascista ma anche per chi, pur non avendo vissuto quel periodo per motivi anagrafici, si trovava di fatto a scontare un lascito che avevano – volens, nolens – dovuto accettare. Così, fino alla caduta del muro di Berlino.

Esiste inoltre una “sete” di élite, di persone in grado veramente di governare con profonda cognizione di causa. Purtroppo o per fortuna (a seconda dei punti di vista) l’unica classe dirigente alternativa al ceto dominante che si affacciava a sostituire la vecchia “nomenklatura” del pentapartito era quella comunista, quella che si formò nei quadri e nelle scuole di partito del P.C.I. Questo dato di fatto metteva la “destra” – che fino a quel momento aveva le mani “intonse”- in un angolo ancora più ristretto di quello che indebitamente occupava prima. Infatti, se durante i lunghi anni dell’emarginazione politica i missini potevano vantare una sicura “pulizia morale”, pure detenevano il primato della impreparazione politico-amministrativa. Per tale motivo sarebbe risultato assai difficile al partito lasciato in eredità a Fini da Almirante ascendere a palazzo se non vi fosse stato “l’ascensore” targato Fininvest. Non dunque solo di sdoganamento si trattò, ma di una vera e propria “investitura” a governare il paese.

Dopo il crollo dell’URSS la sinistra italiana si divise ulteriormente: Rifondazione Comunista ereditò il mito delle riforme sociali stile anni ’70, il PDS il culto delle formule politiche. Ora, la grande finanza che controlla i mercati desiderava fortemente la sinistra al governo, non importa se con l’apporto o meno dei comunisti, anzi. Nel 1998 tale disegno si realizzò. L’euro comunismo vide la luce ma privato del sua origine sociale: il comunismo. Parimenti l’Europa divenne realtà, ma affrancata dalla sua storia e dalla sua cultura.Si realizzò così l’Europa economica, l’Europa dei Banchieri, non l’Europa dei popoli preconizzata da una parte cospicua della “destra”.

A tale questione va aggiunta quella non meno secondaria: la cultura. Secondo Stefano Zecchi la cultura di destra non esiste, poiché non esiste una cultura antagonista al pensiero dominante. Ciò tuttavia non toglie che esistano bravi giornalisti di “destra”…ma, anche in quell’ambiente, è mancata una propulsione antagonista, non solo al modello di sviluppo dominante ma anche all’establishment culturale che fosse foriero di una cultura radicalmente antagonista, slegata però dall’esperienza neofascista. Se si vuole ritrovare qualcosa bisogna guardare ai “fratelli d’oltralpe”, ad Alain De Benoist, in particolare. Qui, in Italia, l’unico a proporre una destra veramente innovativa è stato il Prof. Marco Tarchi, sganciatosi dai soliti cliché proposti da Almirante e Rauti. La destra per affermarsi (le rare volte che è riuscita nello scopo) ha dovuto sempre ricorrere all’arte della dissimulazione e del rimescolamento. Per tutti questi motivi, esisteva nel seno di questa avventuristica classe politica una forte impazienza ad assumere il controllo del partito.

Quando Berlusconi è arrivato al potere nessuno pensava che fosse riuscito ad inglobare e, soprattutto, a farsi portatore delle istanze dei vecchi missini. Moltissimi ex missini, persino gli “estremisti” alla Rauti, preferiscono Berlusconi a Fini. Perché? In primis, perché Berlusconi incarna figura del leader e, in un certo senso, anche quella del Duce… dell’uomo deciso e decisionista.
A questa peculiarità legata all’immagine ne esiste anche un’altra più sostanziale: la difesa di alcuni temi da sempre cari alla destra. Le ultime sortite di Gianfranco Fini nelle delicate materie di bioetica e, soprattutto, in tema d’immigrazione hanno spostato di parecchio le preferenze “neofasciste”, prima e missine poi. Rimane però a suo favore la questione della giustizia. A Destra si è sempre invocato il ricorso alla certezza della pena e all’uso delle cosiddette “manette facili”. In effetti il “garantismo”, almeno come lo si intende oggi, è più finitimo alla sinistra che alla destra. Qui entra in campo il discorso sullo Stato. Il nostro Stato non è stato in grado – dal dopoguerra ad oggi – di garantire il libero cittadino dai soprusi della malavita organizzata. Penso al pizzo, all’usura, agli omicidi, ai furti e persino al dilagare della microcriminalità. La struttura della giustizia in Italia è verticistica: in alto vi sono i processi biblici, che mai approdano ad una soluzione definitiva e, in basso, attendono milioni di processi a carico di persone comuni che invano attendono che sia fatta giustizia. Uno Stato degno di questo nome deve essere capace di esprimere una elementare linea di rispetto dei suoi cittadini, di tutela dell’ordine pubblico e una netta separazione fra chi compie i crimini e chi li subisce, fra chi istiga al crimine e chi, invece, si fa garante della legalità. Ed è proprio su questo ultimo punto che i “finiani” incalzano il cavaliere e la sua squadra. Ma, paradossalmente, è proprio questo ultimo punto che, trovandosi disgiunto dagli altri, pone il Presidente della Camera in una posizione analoga a quelli della sinistra democratica. Quindi, i motivi di “destra” a favore di Fini per giustificare una dipartita da Berlusconi sono pochini, al confronto con quelli che vanno in direzione contraria.

Perché allora Fini si comporta in tal modo? La risposta appare ovvia: perché da troppo tempo è stanco di fare il “delfino”(prima di Almirante e adesso di Berlusconi), di arrivare secondo o terzo. Fini è ambizioso: vuole prendere il posto di Berlusconi. Fini pensava che l’uscita di scena del Cav… fosse imminente anche per ovvi motivi anagrafici ed appena gli sono arrivate all’orecchio notizie di assoluta gravità ha gioito (nel famigerato “fuorionda” è condensato l’umore di Fini verso il Cav…). Questo fatto ha lasciato di stucco più di un militante. Perché a destra i valori di riconoscenza e fedeltà non si toccano, soprattutto l’ultimo. Ma Fini sapeva pure – dopo vari esperimenti fatti sul campo ( vd. Elefante) – di non avere ancora il consenso sufficiente per fare lo strappo e dividersi dal cavaliere. Per tale motivo ha temporeggiato, dissentendo ma senza provocare spaccature. Le sue recenti visite in America hanno comunque un motivo occulto. Negli ultimi anni la politica del Cavaliere – pur rimanendo fermamente nella sfera atlantica – ha avuto troppi occhi di riguardo verso l’Islam e la R
ussia. Pensiamo ai suoi buoni rapporti con Gheddafi alla efficiente politica energetica, ai suoi ottimi rapporti con Putin (che hanno fatto trasalire Il papà di Sabina Guzzanti), ecc.. Questi eventi difficilmente sono sfuggiti agli osservatori più attenti e non è difficile che abbiano istigato la “manina d’oltreoceano” a dare indicazioni diverse da quelle che potrebbero apparire ad un’osservazione poco attenta della realtà.

Scritto da: PeterCar alle ore 08:46 

Commenti

Post popolari in questo blog

Colletti Bianchi

La tassazione come furto