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La tassazione come furto

  L’idea che la tassazione sia una forma di furto non è soltanto una provocazione libertaria: è la constatazione, sempre più evidente, che lo Stato pretende una quota crescente del reddito dei cittadini senza offrire in cambio servizi proporzionati, efficienti o minimamente giustificabili rispetto al costo imposto. Murray Rothbard ha descritto con lucidità chirurgica questo meccanismo: la tassazione è un prelievo coercitivo, mascherato da dovere civico, che permette allo Stato di finanziare apparati sempre più costosi e sempre meno responsabili. Secondo Rothbard, la questione non è solo morale — anche se già sul piano morale la tassazione è problematica, perché nessun individuo può rivendicare legittimamente il diritto di appropriarsi del frutto del lavoro altrui sotto minaccia di sanzioni. Il punto è anche pragmatico: lo Stato, una volta ottenute risorse senza consenso, non ha alcun incentivo a usarle bene. La spesa pubblica cresce per inerzia, alimentata da burocrazie che non dev...

La Tassazione come Furto: Rothbard e Hoppe a Confronto

--- # La Tassazione come Furto: Rothbard e Hoppe a Confronto ## I. Murray Rothbard: La Violazione della Proprietà e l’Illusione del Consenso Per Rothbard, la tassazione è una forma di furto legalizzato, un atto di aggressione contro la proprietà privata che nessuna retorica democratica può giustificare. La sua critica parte da un principio etico fondamentale: l’individuo è proprietario di sé stesso e del frutto del proprio lavoro. Qualsiasi prelievo forzoso — anche se sancito dalla legge — è una violazione di questo diritto naturale. Rothbard smaschera l’idea che lo Stato agisca per il bene comune. A suo avviso, lo Stato è un’istituzione coercitiva che si finanzia attraverso l’estorsione, e che redistribuisce risorse non secondo criteri di giustizia, ma secondo logiche politiche e clientelari. I servizi pubblici, lungi dall’essere efficienti, sono spesso scadenti, costosi e imposti. Il cittadino non può scegliere, non può negoziare, non può rifiutare: è obbligato a pagare per un prodot...

Cosa accade a “destra”?

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  Pubblicato il   7 agosto 2010 C hi ha seguito il percorso impervio del M.S..I. si sarà certamente posto questa domanda: Cosa accade a destra?” Ed ancora: perché Fini si comporta così? Come mai il genero di Rauti preferisce Berlusconi a Fini?” Perché la giovane Meloni fa finta di piangere per “lo zio” Gianfranco ma poi alla fine salta sulle ginocchia di “nonno” Silvio? Perché molti ex rautiani si ritrovano con Fini e, viceversa, molti “almirantiani” hanno – da subito – rifiutato di entrare nella defunta Alleanza Nazionale? E, soprattutto, perché Gianfranco Fini, l’ex fascista del 2000, evoca adesso la Costituzione Italiana antifascista? A tutti questi ed altri interrogativi – apparentemente contradittori – occorre fornire adeguate risposte nel merito. Anzitutto va detta una cosa che vale per tutti gli orfani del MSI: la vittoria del Cavaliere non è stata mai salutata come una sconfitta, come un “casus belli”, ma come un’occasione per uscire dalla “fogna” e salire le lunghe sc...

Colletti Bianchi

Pubblicato il 23 agosto 2006 da PeterCar  Q uattro miliardi di euro in tre anni per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Questa è la cifra occorrente per “foraggiare” la sempre scontenta categoria dei Colletti bianchi. Ma, a quanto pare, non basta: i sindacati, come era prevedibile, non sono d’accordo. Chiedono un miliardo e mezzo di euro in più! Forse potrebbero anche aver ragione, se questi “solerti” dipendenti facessero qualcosa in più, invece di riscaldare le sedie a sbafo dei contribuenti. La cosa che più fa specie e la totale assenza, nell’agenda sindacale, delle categorie non protette: disoccupati di lungo e medio periodo e, soprattutto, inoccupati e lavoratori al nero. Per loro i sindacati non muovono un dito! Ci si preoccupa solo di chi versa la quota al proprio ufficio. Allora ecco una proposta. Aboliamo i contratti nazionali di lavoro e mettiamo tutti sullo stesso piano. Ognuno avrà un contratto individuale di lavoro, poiché nessun uomo è uguale all’atro. ...